
IL CASO
Usa e Russia si scambiano le spie
in un remake da Guerra fredda
Washington rilascia dieci 007. E Mosca neconsegna 4. Due aerei affiancati davanti alle tv nella capitale austriaca
dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
NEW YORK – In un perfetto flashback della guerra fredda, a mezzogiorno in punto i due aerei delle spie sono comparsi nel cielo di Vienna da Est e da Ovest. Gli americani avevano scelto un charter della Vision Airlines, compagnia di Las Vegas più nota per i sorvoli turistici sul Grand Canyon. Da Mosca, un volo di Stato. All’atterraggio i due apparecchi si sono parcheggiati fianco a fianco e per un’ora Vienna è tornata ad essere la capitale mondiale dello spionaggio, la città di frontiera tra due blocchi, come nel film Il terzo uomo con Orson Welles. Un emissario anonimo è stato visto fare la spola tra i due aerei. Poi lo scambio: dall’aereo della Vision sono scesi i dieci rei confessi di “spionaggio suburbano” catturati dall’Fbi appena tredici giorni fa, al termine di un’inchiesta che ha stupito, appassionato e soprattutto esilarato l’America. Da quello russo: tre professionisti dello spionaggio e un probabile innocente. Controllate le identità, i due aerei sono ripartiti. Si è chiuso così il più grande scambio di prigionieri tra Washington e Mosca dopo la celebre consegna di Anataloy Sharansky nel febbraio 1986, quando ancora l’Europa era divisa dalla cortina di ferro e Mikhail Gorbacev aveva da poco assunto la leadership nell’Unione sovietica.
Ieri alla Casa Bianca e al Cremlino nessuno aveva voglia di giocare davvero al remake. La velocità con cui Barack Obama e Dmitry Medvedev hanno effettuato lo scambio, mostra quanto avessero fretta di dimenticare l’episodio e mettersi alle spalle l’incidente.
Un disturbo, in una fase in cui le due superpotenze sono impegnate a migliorare i rapporti: hanno appena firmato l’accordo Start 2 sulla riduzione delle testate nucleari, il presidente russo è stato in tournée nella Silicon Valley in cerca di opportunità d’investimento, Obama appoggia con entusiasmo l’ingresso di Mosca nel Wto. Per sottolineare che sotto l’attuale Amministrazione Usa la diffidenza si è diradata, i quattro liberati dai russi sono tutti prigionieri di lunga data, eredità di epoche diverse. L’ex maggiore del Kgb Gennadi Vasilenko fu arrestato nel 1998 per avere avuto contatti con la Cia. Un altro ufficiale del Kgb, Alexander Zaporozhsky, anche lui accusato di essere a libro paga degli americani, finì in carcere nel 2001. Sergei Skripal, già colonnello dei servizi segreti russi, nel 2006 venne condannato a 13 anni per spionaggio in favore della Gran Bretagna. L’unico “non-professionista” del quartetto è Igor Sutyagin: 45enne ricercatore in un think tank che si occupa di armamenti nucleari, detenuto da 11 anni in un campo di lavoro, ha sempre protestato la sua innocenza ed è stato difeso da diverse associazioni per i diritti umani.
Il rapporto di cambio 10 a 4 è parso equo. I russi hanno liberato degli spioni con le stellette, mentre gli americani hanno rilasciato un’Armata Brancaleone che dai primi giorni della retata era diventata lo zimbello dei talkshow televisivi. L’accozzaglia degli improbabili spioni russi aveva divertito l’opinione pubblica americana per le tecniche adottate: la scelta di vivere in soporiferi sobborghi di periferia, l’uso dell’inchiostro simpatico, gli appuntamenti segreti e i fascicoli sepolti in giardino, una parodia dei più triti luoghi comuni nei film di spionaggio. Dal ridicolo si era salvata una sola, per scivolare nel porno: la bella Anna Chapman si è conquistata un posto a parte, sui tabloid, per le foto senza veli e le rivelazioni del marito sulle orge sadomaso. Nel processo-lampo che ha preceduto lo scambio di prigionieri, i dieci catturati dall’Fbi non sono stati neppure incriminati per spionaggio. Impossibile, visto che non avevano mai messo le mani su un qualsiasi documento top secret. Al Dipartimento di Giustizia è bastato che si dichiarassero colpevoli di un reato minore (“lavorare al servizio di un governo straniero senza essersi registrati”), la cui pena è stata convertita in deportazione. Hanno dovuto impegnarsi a non mettere più piede negli Stati Uniti. “Ti rimpiangeremo, Anna”: i tabloid ieri erano sconsolati. Tanto più che nel patto con il tribunale c’è il divieto di pubblicare le proprie memorie.
(10 luglio 2010)

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